Si alla vita
NO alla ricerca sulle cellule staminali embrionali
  
   
Votazione del 28 novembre 2004

Il popolo svizzero sarà chiamato ad esprimersi il 28 novembre 2004 sulla legge federale del 19 dicembre 2003 concernente la ricerca sulle cellule staminali embrionali (Legge sulle cellule staminali, LCel), contro la quale era stato lanciato con successo dalle organizzazioni per la difesa della vita umana – tra cui diverse sezioni dell’Associazione «Sì alla Vita» – e dagli oppositori dell' ingegneria genetica il referendum, che aveva raccolto 85'470 firme valide.

NO alla ricerca sulle cellule
staminali embrionali umane,
sì a quella sulle cellule staminali adulte


Nessuno mette in discussione che grazie alla ricerca sulle cellule staminali sarà probabilmente possibile in futuro curare malattie oggi ancora inguaribili, come il diabete, la malattia di Alzheimer o di Parkinson, le lesioni del midollo spinale o quelle causate da un infarto. Nel campo della ricerca avanzata si lavora in Svizzera su numerosi progetti già oggi molto promettenti. La ricerca sulle cellule staminali permette, quindi, di intravedere straordinarie prospettive mediche e dà nuove speranze alle persone malate.
La ricerca sulle cellule staminali pone, però, fondamentali questioni etiche, soprattutto quando intende utilizzare e ha come oggetto non cellule staminali qualunque (per esempio quelle adulte contenute nel cordone ombelicale), bensì cellule staminali embrionali umane. Cellule ottenute distruggendo embrioni umani allo stadio di blastociste, ossia al quarto-sesto giorno del loro sviluppo.
È questo utilizzo, contrario alla dignità che deve essere garantita ad ogni embrione umano, che fa dire NO alla nuova legge.
La LCel intende – in particolare – permettere l'utilizzo di cellule staminali embrionali ottenute da embrioni detti "soprannumerari", quelli cioè derivanti da operazioni di fecondazione assistita che non vengono più (o non possono più essere) utilizzati e che in base alla normativa in vigore sono destinati ad essere eliminati.
Le cellule staminali embrionali fanno gola ai ricercatori perché sono toti- o pluripotenti. Esse possono svilupparsi in qualunque tipo di cellula oppure in cellule specializzate, come le cellule del cuore, dei nervi, del sangue, della pelle o dei muscoli: per questo sono particolarmente interessanti per la ricerca medica.
Vi sono altre cellule staminali, che sono all'origine di diversi tipi di cellule differenziate, che sono invece soltanto – si fa per dire! – pluripotenti. La pluripotenza non scompare con la nascita: l'individuo conserva, infatti, alcune cellule staminali adulte, per esempio quelle ematopoietiche nel midollo osseo, che sono all'origine di tutte le cellule sanguigne (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine). Esse sono già utilizzate con ottimi risultati per curare diversi tipi di leucemia.
Le cellule staminali adulte appaiono verso il terzo mese di gravidanza, quando l'embrione diventa in termini medici "feto". Si tratta però, indipendentemente dal nome che gli si dà per convenzione, sempre di un essere umano, che si sviluppa senza soluzione di continuità dal momento del concepimento fino alla nascita ed oltre: un essere umano irripetibile che deve essere rispettato nella sua dignità.

NO ad una concezione utilitaristica
e contraria alla dignità dell'essere umano, per quanto piccolo sia


La LCel è fondata su una concezione utilitaristica dell'essere umano, alla quale ci si deve opporre con decisione. Dato che gli embrioni soprannumerari sono comunque destinati a morire, argomentano i suoi fautori, allora sarebbe preferibile regolamentarne l'uso a scopo di ricerca, sia dal punto di vista etico che scientifico. L'essere umano – invece di avere un valore per se stesso, che deve essere rispettato come un bene assolutodiventa così kantianamente mezzo e strumento per altri fini, resi apparentemente nobili da argomentazioni pseudo-umanitarie. Chi potrebbe provare ad opporsi ad "una nuova speranza" per le persone con problemi di salute, senza venire tacciato di "oscurantista" o "fondamentalista"?
Io non ci sto. Porre domande scomode e chiedere di evitare scorciatoie contrarie alla dignità umana è un imperativo per chi fa politica e opera nella nostra società.
La ricerca scientifica è in sé buona cosa, soprattutto se volta al progresso della medicina. Delicato, complesso e pieno di problemi diventa, invece, il discorso allorché la ricerca riguarda direttamente l'uomo: appena formato (l'embrione), in crescita (il feto), neonato, bambino, adulto, anziano o moribondo. Le norme, in questi casi, non devono permettere attentati alla natura umana, alla dignità dell'uomo. Uccidere un embrione per estrarne cellule staminali pone un grave e irrisolvibile problema etico: in questo caso la ricerca non ne rispetta la dignità umana. Affermare che un "sì" alla LCel equivale a legittimare una mancanza di rispetto della dignità dell'uomo e ad aprire la porta allo sfruttamento su scala industriale della vita umana è tutt'altro che fondamentalista o oscurantista.
Lo stesso allorché si sostiene che vi è il fondato timore di vedere un giorno cellule staminali umane brevettate a esclusivo vantaggio dell'industria.
Io e numerosi oppositori alla Lcel affermiamo – insieme a molti membri della comunità scientifica internazionale, convinti delle proprie responsabilità etiche e morali anche in questo campo – che la ricerca sulle cellule staminali adulte costituisce una valida alternativa a quella sulle cellule staminali embrionali.

La preminenza della ragione umana
rispetto ad un approccio utilitaristico
ed esclusivamente economico


La ragione umana deve avere il sopravvento rispetto all'approccio utilitaristico ed esclusivamente economico – per dirla in parole povere: rispetto agli interessi di bottega – che hanno l'industria e le università svizzere anche nel complesso e delicato settore della ricerca sulle cellule staminali.
La possibilità – oramai acquisita – di utilizzare cellule staminali adulte per raggiungere le stesse finalità che si intendono raggiungere con le cellule staminali embrionali – anche se si richiedono molti ulteriori passi prima di vederne risultati chiari e definitivi – indica questa come la via più ragionevole e umana da percorrere per un corretto e valido progresso in questo campo che si apre alla ricerca e a promettenti applicazioni terapeutiche. Queste rappresentano, senza dubbio, una grande speranza per una notevole parte di persone sofferenti. Devono essere perseguite e raggiunte, però, nel rispetto della dignità dovuta sempre ad ogni essere umano. Che sia un essere molto piccolo, un neonato, un adulto o un anziano non ha importanza.

Nella votazione del 28 novembre 2004 è
in gioco la dignità dell'essere umano


Nella votazione del 28 novembre 2004 è in gioco una posta molto alta, la dignità dell'essere umano. Non dimentichiamolo. Difendiamola votando di NO con pacatezza e convinzione, senza complessi d'inferiorità, sicuri della necessità e dell'attualità di tale impegno.

Carlo Luigi Caimi
Deputato al Gran Consiglio TI
Presidente "Sì alla Vita" della Svizzera italiana



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